Buon 2015

Un buon 2015 nella speranza che sia meglio di questo 2014 alla fine.

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Le modifiche allo Statuto di Banca d’Italia, l’innocenza apparente.

Dopo il baccano infermale scatenatosi sulle modifiche dello statuto della Banca d’Italia e dopo aver letto il testo pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale è possibile formulare dei giudizi che nel momento della sua approvazione non era possibile dare, vista anche la drammaticità dei fatti avvenuti in quel frangente.
Oggi tutti i giornali vicini al governo e molti commentatori condannano (e giustamente aggiungo) i Deputati del M5S sull’esagerata reazione al contenuto delle modifiche introdotte che alla troppo frettolosa interpretazione “populista” che ne hanno data. Tralasciando anche la non brillantissima e poco intelligente gestione della cosa della Presidentessa della Camera On.le Boldrini, il messaggio che ora si intende far passare è che da questa cosa gli Italiani ci hanno guadagnato almeno i soldi per l’abolizione di un pezzo della seconda rata IMU. Non è prorprio cosi. I fatti e le conseguenze future di queste modifiche dello Statuto di Banca d’Italia e delle norme di contorno sono assai ben peggiori di quelli paventati dai Deputati del M5S, sarebbe a dire un regalo alle banche ed alle assicurazioni Italiane oggi titolari delle quote di Banca d’Italia. La probabile conseguenza di ciò sarà (almeno nelle intenzioni di chi questa cosa la ha pianificata) è quella di condizionare in maniera sostanziale le scelte di politica economica dei futuri governi, probabilmente non a loro amici.

Iniziamo ad analizzare i punti fermi e certi di questa riforma che sono:
a) rivalutazione a 7,5 miliardi di euro del capitale
b) riduzione dell’aliquota di tassazione delle plusvalenze dal 20% al 12% derivanti dalla rivalutazione di cui al punto a)
c) allargamento della platea di soggetti potenziali titolari delle quote sociali.
d) Obbligo di cessione entro tre anni delle quote eccedenti il 3% dagli attuali possessori con obbligo da parte di BdI di provvedere al riacquisto dell’eccedenza al valore nominale qualora i titolari non siano riusciti a venderle.
e) Possibilità di cedola fino al 6% del valore nominale delle quote rivalutate

Ad una prima analisi il provvedimento non sembra mal congeniato o presentare aspetti negativi per l’interesse dello stato e di conseguenza del cittadino italiano cittadino Italiano. In realtà non propriamente cosi.
Sgomberiamo il campo da una fatto: poteva essere evitato un provvedimento di rivalutazione delle quote? La risposta è no. Occorreva farlo per il semplice fatto che i proprietari delle quote hanno usato le valutazioni di bilancio più disparate andando dal valore quasi prossimo a quello nominale a valore di 3 o 4 volte quello rivalutato. Si è sgombrato il campo da incertezze non da poco sulla valutazione dei patrimoni dei possessori delle quote. Il provvedimento non poteva essere evitato anche e soprattutto in vista dei testi di solidità patrimoniale delle banche previsti in primavera. Per la ragione esposta sopra le banche che non avevano sopravvalutato le proprie quote ne avranno un beneficio gratuito o quasi. Quasi perché dovranno comunque pagare delle tasse sulla plusvalenza ottenuta comunque ad una aliquota inferiore a quella ordinaria. Alcune però registreranno una minusvalenza che verrà riportata a credito di imposta per i prossimi anni. Apparentemente c’è un vantaggio di flusso di cassa per lo stato derivante da questo introito. Nella realtà le banche sterilizzeranno questo versamento portando immediatamente nel 2014 a perdita parte dei crediti inesigibili. Negli effetti pratici dei previsti 800 milioni di introito (c’è chi ha registrato delle minusvalenze come CariGe) realmente ne arriveranno meno della metà per forza della quota di perdite straordinarie da crediti inesigibili che verranno imputati ai bilanci 2014. C’è comunque un flusso positivo di cassa.
Sino a qui gli effetti contabili prevedibili. Un bilancio tutto sommato positivo.
Il problema, perché c’è un problema nasce dalle modifiche di cui ai punti c) d) e e) delle modifiche allo statuto. Queste sono più subdole e poco chiare nel procedere del tempo. In un colpo solo si sono rimossi due degli elementi che potrebbero sconvolgere l’intera economia italiana ponendo Banca d’Italia nella stessa area di rischio e di oscillazione del valore delle quota che una qualsiasi società per azioni di diritto privato quotata in borsa, ponendo di fatto un istituto di Diritto Pubblico nella stessa condizione di una società di diritto privato rispetto alla speculazione. Il fatto che le quote siano vendibili nella sostanza a soggetti FUORI dal controllo di BdI stessa (le banche) e dello stato (le assicurazioni) può dar origine a operazioni di speculazione che hanno come oggetto le quote di BdI ma come obiettivo la credibilità del debito pubblico e privato italiano. Il punto d) non è altro che un meccanismo di sicurezza per gli attuali possessori dal rischio di caduta del valore delle quote per cui hanno un’assicurazione che permetterà loro nell’arco di tre anni di staccare cedole pari al 6% del valore nominale delle quote possedute incluse quelle eccedenti il 3% e di avere al termine dei 3 anni comunque il valore nominale della quota eccedente assicurato, anche in presenza di forte svalutazione del valore della quota stessa dato che prima dei 3 anni non è possibile forzarle alla vendita sul mercato delle quote eccedenti. Il titolare delle quote si trova quindi in una situazione di copertura assoluta: può solo guadagnare. Dove si cela il rischio per lo Stato e quindi per il cittadino Italiano? Esso si cela nella possibilità, concreta e certa, che la gestione di BdI verrà condizionata dai futuri proprietari delle quote che vedranno nel loro possesso e nella possibilità di far variare a piacimento il valore delle quote con le immaginabili e concrete ripercussioni sull’immagine di solidità della BdI stessa e di riflesso del sistema economico sottostante. Nella sostanza il possesso delle quote e la possibilità di far variare a piacimento il loro valore offrendone o domandandone esporrebbe presso i mercati BdI a altalenanti aspettative al rialzo o al ribasso che si rifletterebbero immediatamente amplificate sia sulle società quotate in borsa che sui titoli del debito pubblico.
In una prevedibile, se non certa, situazione di disfacimento dell’Eurozona e con il relativo ritorno alla sovranità popolare il possesso delle quote di BdI in mano a soggetti non posti sotto i diretti poteri di sorveglianza di BdI o dello Stato potrebbe rappresentare un ostacolo al ritorno alla sovranità monetaria e comunque fonte di fortissimi costi rappresentati in aumento dei tassi di interesse passivo sul debito pubblico e fortissima perdita di valore delle società quotate nella borsa italiana: nella sostanza un condizionamento della democrazia paragonabile ad una dittatura.

Altro che partita di giro o operazione positiva: questa operazione è la preclusione a qualsiasi speranza di indipendenza o di semplice difesa dai meccanismi della speculazione finanziaria. Andava bloccata. Purtroppo hanno provato a bloccarla gli unici che non l’hanno capita realmente. E ci si sono quasi giocati quel poco di credibilità che avevano.

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Il Cannone di Fico, I Piddini e l’interiorizzazione interiore

Dalle Guerre fra Campli e Civitella (1286-1860): “I Camplesi, stanchi dei soprusi subiti dai Civitellesi,  decisero di rispondere portando la distruzione nel cuore del borgo avversario. Costruirono cosi un enorme cannone fatto con il fusto di un grandissimo albero di fico…Caricatolo con palle di piombo, catene e polvere da sparo in dieci lo issarono sulla Torre del paese e da li fecero fuoco mirando l’odiato borgo nemico. Ovviamente l’esplosione fu devastante. Diradatosi il fumo e la polvere, la scena che si presentò alle persone accorse fu terrificante: la torre era crollata  ed i corpi dilaniati degli improvvisati artiglieri  sparsi per tutta la piazza. Dopo qualche istante di silenzio si alzò un grido di vittoria : “Vittoria Vittoria!!!! Frà,  se na fatte na’ccisa quà figurete a Civitella…Seme vente la guerra”.

Ecco,  la stessa cosa è capitata ai Piddini. Da comunisti sconfitti hanno interiorizzato l’ideologia che li ha sconfitti, il capitalismo-fascista e si son convinti che sia il capitalismo-fascista la strada da seguire. Cosi son diventati più fascisti dei fascisti. Così come i Camplesi del racconto si erano convinti di aver vinto la guerra, ammazzandosi da soli con il loro cannone.

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Variabilita delle soglie di Equità ed Iniquità nel PD

Fassina se non ci fosse (grazie Signore Dio Onnipotente per averlo creato) si dovrebbe inventarlo….

Abolire l’IMU per lui è INIQUO. Detto così uno penserebbe che “Vuoi vedere che Fassina ha a cuore i poveri italiani che non arrivano a fine mese con la loro busta paga (quando la prendono)?”.  Ma subito un dubbio assale l’osservatore attento…”Ma Fassina è anche uno dei più -autorevoli- rappresentanti del Partito Unico Dell’Euro (PUDE), per cui sarebbe come se improvvisamente un lupo non vegetariano diventasse il più accanito difensore della vita degli agnellini al pascolo…”

Ragioniamo dati del Ministero dell’Economia (anno 2012) alla mano:

a) Chiunque ha un reddito ed una casa deve presentare una forma di dichiarazione dei redditi (CUD, 730, Unico).

b) l’80% delle famiglia ha la casa di proprietà.

c) il 90% dei contribuenti dichiara meno di 35000 euro di reddito lordo e per la stragrande maggioranza si tratta di lavoratori dipendenti.

Togliamo all’80% di cui sopra il 10% dei ricconi (me compreso) che hanno un reddito superiore a 35.000 euro.

Rimane pur sempre un 70% di Italiani. Facciamo un po di cresta ed arriviamo a 65%.
Abbiamo il 65% di Italiani che non se la passa benissimo a potere d’acquisto ed a cui vedersi ridotta la gabella IMU dai 235 euro medi a zero non farebbe proprio dispiacere.

Ma non finisce qui. Si scopre, infatti, che a pagare la quota maggiore dell’Imu sono i pensionati. Coloro che hanno prevalentemente un reddito da pensione (il 40% dei contribuenti IMU) pagano il 35,5% dell’Imu, a fronte del 25,6% versato dai lavoratori dipendenti (che sono il 41% dei contribuenti), il 13,3% degli autonomi, il 25,3% che attiene ai contribuenti che hanno prevalentemente redditi fondiari.

Fassina (che non a caso è Piddino) quando parla di INIQUITA’ nell’abolizione dell’IMU sulla prima casa dovrebbe quantomeno “rivedere” il suo concetto di iniquità.

 

 

 

 

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Studente Mario Monti: bocciato.

Studente Mario Monti, Studentessa Elisa Fornero…e tutti gli altri studenti Ministri e Sottosegretari del passato Governo Tecnico “Monti”: tutti bocciati e manifestamente non idonei al compiti ed ai ruoli che ricoprono e che hanno ricoperto sinora.
Incluso il catoplebico Barca….

Non lo dico io, lo dice implicitamente la Corte Costituzionale, chiamata a valutare la conformità al dettato Costituzionale di un provvedimento che non doveva nemmeno essere promulgato dall’allora Governo: l’abolizione delle Province per Decreto Legge.

La non “Costituzionalità” di un provvedimento del genere  finanche uno studente del biennio di scuola superiore alle prese con l’Educazione Civica o i fondamentali del Diritto la capisce e sancisce senza ombra di dubbio.

Ma no, i nostri Studenti Ministri Maestri della Dottrina dall’alto del loro Sapere no.
O meglio, si, ma nel calcolo delle convenienze il loro Decreto è stata la perfetta rappresentazione del motto “Cambiare tutto per non cambiare nulla.”. E di fatti nulla è cambiato. Ci hanno preso per i fondelli, come sempre, hanno continuato a far dilapidare miliardi di Euro alle provincie (la mia ha pure messo su in maniera sperimentale una linea aerea basata su idrovolanti affidandola ad una società senza personale…Forse gli idrovolanti si fanno il pieno soli e si autopilotano, vallo a sapere…)

Comunque sia questi Signori sono stati BOCCIATI in una di quelle materie FONDAMENTALI per poter svolgere il compito affidatogli. Per cui sciò, a casa, non presentatevi più. Siete MANIFESTAMENTE INIDONEI.

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“IMU o non IMU, questo è il problema.”. Così dissero sul Titanic mentre affondava.

Diciamolo, l’IMU è il più grande problema dell’Italia e di conseguenza degli Italiani (o degli Italiani e di conseguenza dell’Italia).

Cosi la mirabolante associazione a del…iberare che è l’attuale Governo PD-PDL (o PDL-PD fate voi..) nella persona di Letta Nipote (che è il novello Mentat* del PD mentre lo Zio è quello del PDL) ha trovato il metodo per accontentare Berlusconi e Fassina: L’IMU viene sospesa fino al 16 settembre 2013. Ma che trovata geniale. Catoplebicamente geniale.

Puntano ad arrivare almeno al 16 settembre 2013. Il 17 cosa accadrà?
Io francamente spero in qualcosa di clamoroso per il 14 luglio 🙂

PS: si vota per il Sindaco nel mio Paesello ameno (che non significa che “ha meno degli altri”). Si presentano come al solito due liste, una PD ed una PDL. Il M5S ha preso alle politiche quasi il 40% dei voti ma non ha una lista dato che quelli che dicevano di rappresentare l’M5S erano in realtà in “intelligenza con il nemico”.

 

 

 

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In che mani siamo?

La domanda sorge spontanea vista la sequela ininterrotta di fallimenti di tutte le politiche economiche messe in campo dalla UE, dalla BCE e dai vari Stati per controbattere la crisi economica che investe i paesi Europei dal 2008. Se tutte le azioni tattiche non producono effetti ma aggravano la situazione è ovvio che deve esserci un problema nella strategia che le determina.

E cosi è (e non poteva essere diversamente). Si scopre, cosi , casualmente che i modelli econometrici usati dal FMI e ripresi dalla UE e dalla BCE erano errati alla base. Prima Olivier Blanchard dell’FMI dimostra come tutti i modelli usati sinora dall’FMI sottovalutassero in maniera “drammatica” il moltiplicatore fiscale, cioè il rapporto tra tagli al deficit e diminuzione della crescita e che in tempi di crisi si può barattare, numeri alla mano, un po’ di inflazione per un po’ meno depressione e che è assurdo rimanere impiccati a un 2 per cento (il target scolpito nelle tavole di Francoforte dalla paura atavica dei tedeschi per l’inflazione dai tempi di Weimar), mentre sfondare quota 4 per cento non porterebbe alcuna catastrofe ma solo un po’ di PIL in più.
Il fatto che scredita completamente le politiche sinora perseguite viene dalla  Amherst University nel Massachusetts dove due Professori Robert Pollin e Michael Ash affidano a un loro studente, Thomas Herndon, un esercizio classico ma a quanto pare poco praticato nel campo delle scienze economiche: prendere i dati su cui si basa una famosa ricerca e rifare i conti. E lo fanno su quello che è considerato lo studio alla base delle politiche economiche anti-crisi più in auge fra gli economisti di scuola “Monetarista/Liberista”, sarebbe a dire il famoso “Growth in a Time of Debt” scritto a due mani da Kenneth Rogoff e Carmen Reinhart.  Risultato: i conti di Rogoff e Reinhart erano sbagliati.

Detto questo uno si aspetterebbe che i signori della UE, della BCE ed i vari governanti, incluso il neo Presidente del Consiglio Enrico Letta (autore di un libello dal titolo profetico “Euro sì. Morire per Maastricht”) prendessero la dignità (se ne hanno) con entrambe le mani e si presentassero dinanzi ai cittadini dicendo: “Abbiamo sbagliato e causato nell’ignoranza più danni di quelli a cui intendevamo porre rimedio. Abbiamo capito il nostro errore e con la vostra comprensione vi porremo rimedio.”

Ma questo non avverrà per alcuni semplici motivi:

1) i politici degli stati EU non hanno il coraggio, la consapevolezza e forse nemmeno più l’autorità e l’autonomia giuridica per farlo avendo supinamente ceduto poteri alla EU ed alla BCE.

2) i dirigenti di EU e BCE hanno usato scientemente queste coperture “accademiche” e pseudo-scientifiche per giustificare il loro operato verso l’opinione pubblica.

Lo hanno fatto con tale insistenza ed impegno da far dubitare che tali studi siano stati appositamente commissionati per giustificare un progetto realizzato in maniera palesemente assurda come l’Euro. Talmente assurda da sembrare la trama di un romanzo di Ian Fleming nella migliore delle ipotesi e nella triste realtà frutto del pressappochismo di gente inidonea a curare gli interessi dei molti perché troppo avvezza a curare quelli di pochi. Tanto che si sono costruiti uno scudo di protezione giuridica che li rende imperseguibili per qualsiasi reato dovesse esser loro ascritto nell’esercizio delle loro funzioni.

Occorre che l’opinione pubblica sia edotta di questo e che queste persone esautorate dai loro incarichi e spogliate di ogni tutela da essi stessi creata a loro protezione.

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